Il depuratore è stato realizzato tempo fa ma è stato dimensionato per trattare le 4.000 utenze dei soli residenti, senza tener conto dell’aumento di popolazione che in estate raggiunge le 100.000 utenze.
Ad infuocare ancor di più la già delicata questione, sono state le scelte politiche (locali e regionali) che hanno portato ad indirizzare lo scarico sulle coste di Nardò, ad 1 km dall’AMP di Porto Cesareo e a ridosso della riserva protetta di Porto Selvaggio.
Su tale tematica si è dedicato il circolo Legambiente di Porto Cesareo, che venerdì 31 maggio ha organizzato una petizione popolare e un convegno dal titolo: “FOGNA IN MARE…QUANDO? EFFETTI SULLA SALUTE E SULL’AMBIENTE”.
All’incontro hanno partecipato l’avv. Luigi Massimiliano Aquaro (presidente del circolo locale), il sindaco di Porto Cesareo Salvatore Albano, il dott. Gianni Fiore (oncologo presso il Vito Fazzi di Lecce, che da sempre si occupa della cancerogenità ambientale e delle emissioni che lo stabilimento Ilva provoca alla nostra salute), il presidente regionale di Legambiente Maurizio Manna e il moderatore della serata, l’avv. Marco Greco.
Nel corso della serata non sono mancate le polemiche e le critiche sulle decisioni amministrative (passate e presenti) e sulla latitanza della regione, specie ora che, da quando Fabiano Amati non è più assessore al ramo, non si capisce chi si stia occupando della questione.
Molti riferimenti sono stati fatti alla necessità di sfruttare i fondi FAS entro dicembre e all’importanza del Piano Urbanistico Generale, adottato con lo scopo di promuovere uno “sviluppo sostenibile”.
Particolarmente interessante è stata l’analisi “didattica” del dott. Gianni Fiore, il quale ha illustrato come la mancanza di una rete fognante possa incidere anche sulla nostra salute. Infatti le fosse biologiche permeabili, che scaricano direttamente in falda, non solo inquinano l’unica fonte di acqua dolce che
abbiamo, ma vanno ad impattare anche sull’agricoltura, sull’ecosistema e sulla nostra salute. La falda, infatti, essendo un “fiume sotterraneo”, sfocia direttamente in mare mentre la spiaggia funge da filtro, catturando e intrappolando i liquami e i solventi chimici (detersivi, vernici, tinture per capelli, etc.) che agevolano la proliferazione dei batteri. Il dott. Fiore conclude, quindi, affermando che molte patologie da sensibilità chimica che noi avvertiamo (dermatiti, gastroenteriti, ecc) spesso non sono un caso.
Di un’altra piega, ma altrettanto importante, è stata l’analisi del Presidente di Legambiente Puglia, Maurizio Manna, il quale ha spiegato in maniera tecnica come lo scarico in mare di una eventuale realizzazione dell’opera possa arrecare danni all’ecosistema. “La variazione della salinità e della temperatura dell’acqua di scarico impatta sugli equilibri ecosistemici e, per un’area marina protetta, - aggiunge – questo è un crimine ambientale”.
L’altro aspetto è proprio l’acqua depurata, che viene ancora considerata come un rifiuto e non come una risorsa. Una soluzione alternativa che propone Manna è quella della fitodepurazione, già adottata dal comune di Melendugno. La fitodepurazione prevede che lo scarico venga effettuato in siti strategici dell’entroterra, come cave dismesse, che convogliano l’acqua sterilizzata e la smaltiscono attraverso la falda e attraverso le piante, le quali aumentano la propria biomassa e aspirano acqua, dando vita ad un habitat artificiale. Questa soluzione offre notevoli vantaggi per gli scopi agricoli e si contrappone al rischio idrico che incombe sulla nostra terra.
Le conclusioni di Manna si orientano con il ringraziamento verso il Comitato NO TUB di Nardò, anch’esso orientato verso questa soluzione.
Come salicesi, forse, dovremmo mostrare un po’ di attenzione verso le questioni che riguardano la nostra costa, soprattutto perché ci riguardano da vicino. E’ scontato dire che la maggior parte di noi trascorre le vacanze o possiede un’abitazione a Torre Lapillo, ma anche la tutela del nostro mare, della costa e del paesaggio dell’Arneo sono altrettanto importanti, così come lo è la gestione dell’acqua che, non dimentichiamolo, è la nostra risorsa di vita e deve essere valorizzata al meglio per il nostro bene e per l’ambiente che ci circonda.





